Le infezioni del tratto urinario (UTI) hanno un’elevata incidenza nella popolazione femminile, interessando quasi un donna su due almeno una volta nella vita.

Le infezioni spesso recidivano nei mesi successivi, nonostante l’uso appropriato di antibiotici.

Le UTI compaiono quando un ceppo batterico uropatogeno (frequentemente Escherichia coli) colonizza la mucosa periuretrale e ascende, attraverso l’uretra, alla vescica.

La cistite acuta (non complicata) è considerata una condizione benigna con rapida risoluzione della sintomatologia anche senza trattamento. Tuttavia, a causa dei sintomi urologici invalidanti come disuria, pollachiuria, urgenza minzionale e dolorabilità pelvica, la terapia antibiotica è spesso prescritta. La scelta del regime antibiotico sta diventando sempre più difficile per la crescente resistenza antimicrobica dei ceppi uropatogeni in molte aree geografiche.

Il problema diventa ancora più urgente quando si considerano le UTI ricorrenti (definite come 2 infezioni in 6 mesi o 3 o più infezioni in un anno) per le quali è tuttora controversa l’adozione di una profilassi antibiotica a lungo termine.

Si comprende dunque la necessità di terapie alternative, eventualmente nutraceutiche.

 

D-MANNOSIO

UN ALLEATO FONDAMENTALE NELLA TERAPIA DELLE CISTITI, DELLE URETRITI, DELLE VAGINITI E DELLA SINDROME DOLOROSA VESCICALE.

Il D-mannosio, come il più noto glucosio, è un monosaccaride, costituito da una sola molecola di zucchero, e solitamente si estrae dal legno del larice o della betulla, ma si trova anche in alcuni frutti e verdure tra cui il cranberry (mirtillo rosso), le mele, le arance, le pesche, i broccoli, i fagioli verdi. Una volta ingerito viene scarsamente assorbito dalle cellule del nostro organismo, quindi è sicuro anche in soggetti diabetici, e in gran parte è eliminato non metabolizzato attraverso le feci e le urine. Il meccanismo d’azione alla base della sua attività anti-infettiva è rappresentato dall’ inibizione competitiva dell’adesione batterica, in particolare di Escherichia Coli (il principale responsabile delle infezioni delle vie urinarie). Il D-Mannosio infatti si attacca alle adesine dei batteri (proteine che permettono “l’aggancio” del battere alla parete vescicale), evitandone così l’attecchimento. L’elevata affinità del D-mannosio per le adesine di E. coli è stata dimostrata anche nei confronti di molti altri batteri dotati di fimbrie come Pseudomonas aeruginosa. D-Mannosio in questo modo facilita il distacco dei batteri e la loro conseguente eliminazione con il normale flusso urinario.

Un’altra importante funzione del D-Mannosio sembra quella di legarsi alle tossine prodotte dai batteri e in grado di danneggiare gli strati dell’urotelio vescicale, quindi una funzione protettiva.

Da molti studi inoltre emerge anche un’ulteriore funzione molto interessante, quella riparativo-ricostruttiva: D-Mannosio contribuisce alla ristrutturazione dello strato di mucopolisaccaridi (Glicosaminoglicani, GAG) della parete vescicale e della mucosa vaginale danneggiate, garantendo così una maggiore protezione da successivi insulti batterici (Panneerselvam K et al., 1997; Alton G et al., 1998).

Di conseguenza, l’utilizzo del D-mannosio rappresenta sempre di più una strategia vincente sia in profilassi sia come cura delle infezioni delle vie urinarie  ( https://cistite.info//sintomi-della-cistite.html)   e vaginali, poiché impedisce l’impianto del microrganismo a livello dell’epitelio vescicale e vaginale, ne facilita il distacco meccanico, protegge l’urotelio dal danno delle tossine e ripara la barriera dei GAG. Proprio per queste funzioni di protezione e riparazione, il D-Mannosio trova un ruolo importante anche nella terapia di cistiti abatteriche, nella sindrome dolorosa vescicale, nella cistite interstiziale e (ricordando che il tratto prossimale dell’uretra è rivestito da urotelio) in alcune forme di uretriti.